Pemfigo, una malattia autoimmune

Conosci il pemfigo? Ne hai mai sentito parlare? Esso si annovera fra le malattie autoimmuni, che rientra fra le malattie bollose del cavo orale con presenza di bolle nella mucosa orale. Si tratta di una patologia a livello mono cutanea che è caratterizzata dalla formazione di bolle intraepiteliali che si rompono facilmente. Queste bolle si formano per acantolisi degli strati epiteliali, e la formazione di liquido intracellulare perché avviene una risposta infiammatoria nella quale intervengono i vari neutrofili, linfociti, macrofagi e eosinofili.

Forme

Esistono due tipi istologici più comuni in assoluto: di tipo vulgaris che è quello più profondo, e il pemfigo foliceo, quello più superficiale.
– Pemfigo vulgaris: è la forma più comune di pemfigo ed è una malattia autoimmune acquisita in cui gli anticorpi lgG prendono di mira le proteine desmosomali per produrre vesciche. Le bolle si rompono e affrontano il processo di guarigione senza la cicatrizzazione con bolle a livello soprabasale.
– Pemfigo foliaceo: è la seconda forma più comune, presenta un’alta acantolisi con un elevato numero di bolle piccole che lasciano delle croste. Le lesioni del pemfigo foliaceo non sono così profonde e vi sono meno possibilità di infiammazione, perdita di liquidi e disturbi metabolici. Le dosi dei farmaci utilizzati per trattare questa forma di pemfigo sono simili a quelle utilizzate per il vulgaris. È molto curioso sapere che quello foliaceo è molto comune in Stati Uniti, Finlandia, Sud Africa e Mali. In alcune aree del Brasile e Colombia, il pemfigo è di causa endemica ed infatti si sospetta un vettore di insetto ma non è specificato ancora quale.
Fra le forme rarissime troviamo quello neonatale, gravidanza, infantile ed adolescenza. Può anche essere indotto da alcuni farmaci come ad esempio gli antibiotici, che scompare una volta rimossa la causa. Nella bocca le zone più colpite dal pemfigo sono il palato, guance, lingua e gengive. Il pemfigo può essere diagnosticato attraverso esami istologici, immunoistochimici e citologici.

Come diagnosticare e curare il pemfigo

Un esame diagnostico specifico è il Test di Tzanck, che consiste nel raschiamento della bolla per prelevarne il materiale e lo striscio colorato con giemsa per rilevare la presenza delle caratteristiche cellule ti Tzanck nella bocca stessa. Queste cellule sono molto piccole di forma rotonda con citoplasma eosinofilo e uno spesso nucleo ipercromico. Questa patologia non è più mortale come avveniva fino agli anni 50, ma può essere trattato con uno di farmaci sistemici o topici. A volte possono essere somministrati anche gli steroidi per via della loro azione inibitiva verso i leucociti ma qualora questi non dovessero bastare si ricorre immediatamente alla Pulse terapia che consiste nella somministrazione di glucocorticoidi associata a una terapia adiuvante. Purtroppo ci possono essere degli effetti collaterali dovuti dai dosaggi molto alti di questi farmaci, sin dal primo utilizzo.

Se anche voi dopo la lettura di questo sospettate di essere affetti da pemfigo, si consiglia di sottoporsi immediatamente ad una visita presso un professionista. Su MaiSenzaDenti.it troverete lo specialista che fa per voi, approfittatene subito dato che per i nuovi iscritti la prima visita è gratuita e senza impegno.

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